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  • “Il peso dei miei 63 anni: L’inganno delle caramelle e la forza di eccellere”.

    Il peso dei miei 63 anni: L’inganno delle caramelle e la forza di eccellere


    Il peso dei miei 63 anni: L’inganno delle caramelle e la forza di eccellere

    Nel mio primo post vi ho parlato della luce che ho trovato al Molino Nicoli, della dignità ritrovata e di quella mano tesa che nel 2012 mi ha salvato dalla depressione. Ma per capire perché quella luce sia stata così importante, devo portarvi dove tutto è iniziato. Devo parlarvi del mio primo vero impatto con il buio.

    Il mio blog si chiama “Lucibuo” perché la mia vita è stata una continua danza tra le cadute e la risalita. Ma se oggi a 63 anni cerco la luce con tanta determinazione, è perché ricordo perfettamente il giorno in cui il buio ha provato a spegnermi per la prima volta.

    L’alba dell’innocenza

    Avevo appena 6 anni. Era il 1969. Ricordo ancora l’entusiasmo del primo giorno. La nostra aula era un piccolo cortile di una scuola coranica, sotto il cielo aperto. Ero così felice; mi avevano presentato agli altri e mi sentivo parte di qualcosa di grande.

    Quella prima giornata era stata bellissima, trascorsa a giocare e imparare con gli altri bambini. Ero tornato a casa con il cuore pieno e l’indomani mi sono svegliato all’alba. Ricordo che scalpitavo, chiamavo mio padre: “Andiamo, dobbiamo andare!”. Non potevo immaginare cosa mi stesse aspettando.

    L’incontro con il buio

    Sono arrivato a scuola correndo. Il maestro mi ha chiamato a sé; sembrava accogliente, mi ha promesso delle caramelle. Per un bambino di sei anni, una caramella è un simbolo di gioia e fiducia. Mi ha portato dietro, lontano dagli sguardi degli altri, e lì è successo quello che è successo.

    In un istante, la luce di quell’alba è stata soffocata da una violenza che nessun bambino dovrebbe mai conoscere. Quell’uomo ha usato un’esca dolce per tradire la mia innocenza.

    La scelta di eccellere

    Ma è proprio tra quelle ombre che, nel profondo del mio cuore, è nata una scintilla che non si è mai spenta. Invece di lasciarmi spezzare, ho usato quel dolore come carburante. Mi sono detto, già allora, che avrei dovuto eccellere.

    Ho capito che per proteggermi e riprendermi la mia dignità, avrei dovuto essere il migliore, il più forte, il più preparato. Quella caduta nel cortile non è stata la mia fine, ma l’inizio di una lotta durata una vita intera.

    Oggi, a 63 anni, guardo ancora a quel bambino nel cortile: è stata la sua sofferenza a darmi la forza di non arrendermi mai. Porto ancora i segni di quel giorno, ma li guardo con orgoglio: sono le cicatrici di chi è caduto a sei anni, ma ha passato il resto della sua vita a camminare verso la luce.

  • Benvenuti su “Lucibuo”

    Luce e buio nella mia vita, e la mia gratitudine

    Voglio iniziare questo blog con un ringraziamento.
    Un ringraziamento speciale al molino Nicoli, che nella mia vita è stato una vera salvezza.
    Nel 2012 sono arrivato al mulino in un periodo difficile: ero depresso, confuso, avevo passato anni di incertezze e dolore. Eppure, lì ho trovato umanità, rispetto e tempo. Il mio capo mi ha dato fiducia, mi ha fatto sentire importante, mi ha permesso di crescere, imparare e ricostruire me stesso.
    Mi ha dato la possibilità di essere caporeparto, di avere responsabilità e di riscoprire la dignità di lavorare. Mi ha dato anche una casa, un tetto solido dove poter riprendere fiato.
    Grazie a lui, al molino, ho capito una cosa fondamentale: anche nei momenti più bui, la vita può offrirti una mano, se sei pronto ad accoglierla.
    Questo blog si chiama “Lucibuo” perché parla di luce e buio: di momenti difficili, di cadute, ma anche di luce che appare quando meno te lo aspetti.
    Qui racconterò la mia storia: fughe, ritorni, lotte interiori, ma anche rinascite e piccole luci che ti ricordano che si può andare avanti, sempre.
    E il molino Nicoli, con la sua umanità, è stato la prima luce che voglio ringraziare.